Approfondimenti medici

Melanoma cutaneo

Il melanoma cutaneo è un tumore che origina dai melanociti della cute e delle mucose. Per definizione il termine tumore indica una abnorme ed incontrollata proliferazione di uno o più elementi cellulari nell’ambito di un organo o tessuto. In campo dermatologico tale proliferazione può realizzarsi sia a livello cutaneo (epidermide e derma) quanto a livello sottocutaneo. Tra questi, il più maligno è il melanoma che origina da cellule, i melanociti, situate a livello dello strato basale dell’epidermide la cui funzione è quella di produrre e secernere le melanine. La malignità di questo tumore è caratterizzata dalla sua capacità invasiva o di metastatizzare in loco e a distanza portando a morte il soggetto.
 
Considerato in passato un tumore raro (incidenza dell’ordine di 1-2 casi/anno per 100,000 abitanti), è oggi in continua espansione in Italia; sulla base di dati raccolti negli ultimi 10 anni, l’incidenza è valutata superiore ai 10-12 casi/anno per 100,000 abitanti. Nella maggior parte delle nazioni europee l’incidenza si aggirasui 5-8 nuovi casi/anno per 100,000 abitanti, con una punta massima di 40 nuovi casi/anno per 100,000 abitanti nella popolazione bianca dell’Australia, mentre è più bassa nella popolazione negra. Quest’ultimo dato è confermato da uno studio condotto negli Stati Uniti su una popolazione di circa 20 milioni di abitanti distribuiti in 10 diverse zone geografiche ed appartenenti a tutti i ceti socioeconomici e a tutte le razze, con una mortalità per melanoma che si aggira intorno ai 5,000 casi annui, rispetto a 1.2-1.5/100,000 abitanti in Francia e a circa 5/100,000 abitanti in Australia.
 
Questo dato di fatto non può essere spiegato soltanto sulla base di un miglior screening diagnostico, ma implica anche una maggiore esposizione ai fattori causali del melanoma. Le cause possono essere identificate in fattori di rischio legati all’ospite ed all’ambiente.
Tra i primi vi è la predisposizione familiare; il melanoma familiare costituisce il 10% circa di tutti i melanomi; presenza di un numero elevato di nevi superiore a 50 e di nevi congeniti (presenti alla nascita o comparsi nei primi mesi ed anni di vita) a favore sta di fatto che il melanoma insorgente su nevo preesistente varia all’incirca dal 20% all’80%; presenza di un fenotipo a pelle chiara, con occhi e capelli chiari.
Tra i secondi l’importanza delle radiazioni ultravioletti con lunghezza d’onda compresa tra i 290-320 nm (UVB) è ancora oggi oggetto di discussioni.
Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato come il fattore di rischio è rappresentato dalle ustioni solari avvenute in età giovanile, specie in soggetti con pelle chiara che si scotta facilmente e si abbronza con difficoltà, più che ai raggi solari. Il melanoma colpisce con uguale distribuzione nei due sessi. Le sedi più colpite sono il dorso negli uomini e gli arti inferiori nelle donne, mentre arti superiori e volto sono colpiti con uguale frequenza. Rarissimo prima della pubertà, colpisce prevalentemente soggetti di classe sociale medio-alta e di età compresa tra i 30 e i 60 anni, con un picco intorno ai 40-50 anni.
 
Ai fini diagnostici è necessario visitare tutta la cute e le mucose visibili con il paziente spogliato e con un’adeguata illuminazione. In particolare bisogna osservare con attenzione quelle sedi, come le piante dei piedi, le unghie, gli spazi interdigitali, le regioni auricolari, i genitali, la regione perianale, che il paziente difficilmente osserva da solo.
 
Pertanto è doveroso ribadire che la diagnosi deve essere precoce per avere ripercussioni efficaci. Quando è riscontrato precocemente il melanoma risulta facilmente diagnosticabile ed espone a scarsi rischi di disseminazione, mentre quando è riconosciuto tardivamente ormai disseminato è resistente alle terapie con alte probabilità di metastasi. Quando la diagnosi è precoce siamo, teoricamente, in condizioni ideali per organizzare la prevenzione di questa neoplasia che sostanzialmente prevede:
  • La prevenzione primaria - Consiste nelle campagne di informazione mirate a modificare sensibilmente il comportamento della popolazione nei confronti del sole modificandone i comportamenti attraverso maggiori conoscenze. Va ricordato di evitare le esposizioni al sole nelle ore centrali della giornata (11-15) e proteggersi con indumenti (cappello e vestiti), le creme solari a schermo solare totale (UVA-UVB) possono essere utili anche se non è ancora documentata la loro reale efficacia; proteggere la cute dei bambini da scottature ed evitare le esposizioni eccessive al sole se hanno numerosi nevi sulla pelle, se hanno una cute pallida, se si abbronzano con difficoltà, se si scottano facilmente. Limitare l’uso di autoabbronzanti (non sono protettive) e le applicazioni di raggi UVA artificiali.
  • La prevenzione secondaria - Consiste nell’exeresi preventiva dei nevi ad alto rischio di trasformazione.
  • La prevenzione di massa - Si propone l’obiettivo di diagnosticare precocemente i melanomi. Il problema deve essere posto in termini di sanità pubblica. Non serve a nulla che alcuni medici siano estremamente capaci se la maggior parte dei pazienti non si fa visitare per tempo. I medici individuano il melanoma solamente nel 20% dei casi; la maggior parte di questi tumori è scoperta dal paziente o dai suoi congiunti. Ma è il paziente che si rende responsabile nel 90% dei ritardi diagnostici, mentre il medico può essere chiamato in causa solo nel restante 10%.
  • La sorveglianza dei soggetti a rischio - Presuppone che i controlli siano effettuati con frequenza sufficiente perché il melanoma sia individuato all’esordio, il che significa almeno 2 volte all’anno. Per motivi di ordine economico è necessario imparare l’auto-osservazione indispensabile tra coloro che necessitano di più controlli e la famosa ABC: A=”asimmetria”, B=”bordi irregolari”, C=”colore disomogeneo”.
Dott. Giuseppe Trevisan
 
 
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